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Buon viaggio, Papa Francesco!

giovedì, Marzo 4, 2021
Buon viaggio, Papa Francesco!

C’è una notizia che, in questi giorni, sta apparendo nei vari tg, gr e giornali cartacei ed online, ma lo sta facendo senza l’eco che probabilmente avrebbe avuto se non fossimo in tempo di pandemia: parliamo del viaggio di Papa Francesco in Iraq. Mentre viene scritto quest’articolo si vive la vigilia di questa Visita Apostolica che il Pontefice ha annunciato qualche mese fa sorprendendo tutti, viste le restrizioni che lo avevano spinto a non viaggiare a causa dei rischi legati alla possibilità di contagi. La presenza di Papa Francesco in quel Paese – è sempre bene dirlo – si svolgerà tra misure di sicurezza studiate appositamente per ridurre al minimo i rischi di contagi. Ma sarà – ed è bene dire anche questo – un segnale importante già da questo punto di vista. Lo si intuisce già dal messaggio che Francesco ha voluto rivolgere agli iracheni prima di andare fisicamente a casa loro, nel quale chiamando fratelli tutti i membri della popolazione locale e non solo i cristiani, si definisce pellegrino di speranza e afferma: “Lasciamoci contagiare da questa speranza, che incoraggia a ricostruire e a ricominciare. E in questi tempi duri di pandemia, aiutiamoci a rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace. Insieme. Fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa”. Il Papa insiste dunque su un concetto: quello di fratellanza, sul quale è tornato diverse volte in questi ultimi mesi, al punto da dedicare ad esso addirittura un Enciclica, nella quale ci ricorda che siamo “fratelli tutti”, proprio come affermava il Santo di cui ha preso il nome una volta eletto Pontefice. Già dal suo saluto agli iracheni prima di partire si intuisce che questo viaggio sarà intriso di episodi biblici ambientati proprio in Iraq: la speranza alla quale Francesco fa riferimento è infatti quella che gli abitanti di Ninive, oggi Mosul, una delle città irachene più importanti, ebbero quando il profeta Giona, secondo il racconto biblico, fu mandato da loro a predicare affinchè si pentissero del male che avevano fatto ed accogliessero la misericordia di quello che era il Dio venerato da un popolo per loro nemico, come quello ebraico. In altre parole è una speranza che ha molto a che vedere con il perdono e la pace. Papa Francesco rivolge, a tal proposito, quello che sembra già un vero e proprio appello: “Non arrendiamoci davanti al dilagare del male. Le antiche sorgenti di sapienza delle vostre terre ci orientano altrove, a fare come Abramo che, pur lasciando tutto, non smarrì mai la speranza”. Il riferimento in questo caso è ad un’altra storia biblica, anche questa ambientata in Iraq, e precisamente ad Ur, città in cui il patriarca Abramo, secondo il racconto contenuto nel libro della Genesi, ricevette la promessa da Dio di avere, nonostante la sterilità sua e della moglie Sara, una discendenza numerosa come le stelle del cielo, promessa poi divenuta realtà con la nascita del figlio Isacco. Da questa storia il Pontefice trae un invito molto forte, rivolto forse non soltanto agli iracheni: “Guardiamo le stelle! Lì è la nostra promessa!”

La Visita del Papa si colloca in un contesto molto preciso: l’Iraq, in questi ultimi anni, ha vissuto un periodo di grandi sofferenze. dopo la fine del regime di Saddam Hussein il Paese ha vissuto tra lotte interne, carestie, difficoltà economiche e persecuzioni religiose. Una storia, questa, che sembra ripercorrere quella dell’antichità, di quando, anche durante la vita di Abramo, quell’area geografica era attraversata da conflitti, tensioni, carestie: “Vorrei portarvi – dice Papa Francesco ricordando i martiri uccisi, le famiglie lacerate dal dolore, le case e le chiese distrutte – la carezza affettuosa di tutta la Chiesa, che è vicina a voi e al martoriato Medio Oriente e vi incoraggia ad andare avanti. Alle terribili sofferenze che avete provato e che tanto mi addolorano, non permettiamo di prevalere”.  La storia recente dell’Iraq, dopo la caduta di Saddam, è stata in effetti un susseguirsi di lotte interne, tra sunniti e sciiti, con questi ultimi che, come documentato dall’agenzia di stampa Agi, hanno per la prima volta chiesto la poltrona di Primo Ministro dopo secoli nei quali avevano dovuto accettare la supremazia altrui. La caduta del regime dittatoriale di Saddam non è stata seguita da un cammino di unità nazionale. Al contrario proprio in Iraq ha fatto irruzione perfino l’Isis, con il suo carico di violenza ed aggressività, in una situazione divenuta davvero difficile fino a due anni fa, quando il premier iracheno al-Abadi ha dichiarato ufficialmente vinta la guerra contro i miliziani del sedicente Stato islamico.

Molti in queste ore si stanno interrogando sui rischi legati alla pandemia che la Visita del Papa potrebbe contribuire a diffondere. Ma, mentre gli organizzatori assicurano il rispetto di tutte le misure di igiene e sicurezza, il premier attuale Mustafà Al – Kadhimi ha commentato invece il valore simbolico di questa Visita Apostolica, sottolineando la compresenza da sempre in Iraq di diverse tradizioni culturali e religiose: “Noi iracheni — ha dichiarato nei giorni scorsi all’agenzia Fides — siamo forti nella nostra pluralità e rimarremo come simbolo di coesistenza, tolleranza e vera cittadinanza, nonostante tutte le insidie dei gruppi oscuri che hanno fallito nei loro progetti di distruzione del nostro stupendo Paese. La presenza delle comunità cristiane autoctone in Iraq fin dai tempi apostolici conferma la capacità di apertura che connota le civilizzazioni succedutesi fin dai tempi antichi nello spazio territoriale della Mesopotamia”. Come a dire che occorre voltare pagina rispetto alle divisioni anche recenti e che forse si può anche riflettere sul fatto che, pur rispettando le regole legate a questo difficile periodo, si possono fare gesti che ci richiamano alla necessità di stare uniti. Ha scritto proprio Papa Francesco nell’introduzione della sua Fratelli tutti, proprio a proposito di come affrontare l’attuale pandemia: “Nessuno può affrontare la vita in modo isolato. C’è bisogno di un’umanità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme!”.

Buon viaggio, Papa Francesco, pellegrino di vera speranza ispirato da sogni da fare tutti insieme!

Massimiliano Spiriticchio

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