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Artisti, scienziati, letterati e… tutti noi interessati alla percezione. Ecco come e perchè

giovedì, Aprile 12, 2018
Artisti, scienziati, letterati e… tutti noi interessati alla percezione. Ecco come e perchè

Ha affascinato ed affascina artisti e scienziati, psicologi, esperti di oculistica e neurologia, letterati e poeti, con il suo fascino carico di mistero e meraviglia e con la sua capacità di farci viaggiare dentro noi stessi alla scoperta dell’organismo e della psicologia umani: stiamo parlando della percezione, che in questi giorni è al centro di mostre pittoriche e spettacoli teatrali, ma anche di articoli su riviste scientifiche e programmi di studio per aspiranti futuri insegnanti. A chiedersi come percepiamo il mondo sono davvero in tanti. Ci sono tra questi grande artisti del calibro di Arturo Brachetti, in scena da protagonista al Teatro degli Arcimboldi di Milano con le sue trasformazioni e come regista nello spettacolo “Real Illusion” di Triggiano, altro nome noto dell’illusionismo internazionale. C’è poi Gabriella Compagnone, Sand Artist, cioè artista che per creare le sue opere usa la sabbia. Ma ci sono anche scienziati che da molto tempo ormai cercano di capire come facciamo noi esseri umani ad orientarci tra tutti gli oggetti e gli esseri viventi del mondo e perchè ci interessa tanto riuscire a capirlo. Ecco allora che sono fioccate nel corso dei decenni tantissimi esempi su come percepiamo la realtà intorno a noi e perchè a volte sbagliamo nel compiere gesti quotidiani che dovremmo fare con grande naturalezza, “senza pensarci”.

“Noi abitualmente decidiamo come comportarci sulla base di come percepiamo la realtà, cioè sulla base della riproduzione del mondo fatta dalla nostra mente” spiegano il prof. Parisio Di Giovanni e la prof.ssa Adele Bianchi nel loro libro Mente, comunicazione, educazione (2019, Pearson Italia, Milano – Torino), destinato a studenti di scuole superiori e aspiranti docenti alle prese con il percorso per diventare docenti. I due ricercatori chiariscono che la mente lavora tantissimo per arrivare a descrivere una scena. Essa infatti registra tutta una serie di informazioni che immagazzina nel suo archivio e tira fuori nel momento in cui servono per riuscire ad identificare, ad esempio, una sedia. Noi esseri umani abbiamo anche la caratteristica di saper estrarre gli oggetti che vediamo dalle scene in cui sono inseriti per riuscire a capire subito cosa sono grazie a schemi mentali che ci siamo fatti osservando le cose e creando categorie mentali o concetti.  Questo grande lavoro che i nostri sensi e la nostra mente fanno ci consentono di rappresentare il mondo e di orientarci al suo interno in sicurezza. Ma questa riproduzione non è la realtà e saperlo ci aiuta a gestire gli inevitabili errori. Sapevate ad esempio di poter essere vittime dell’illusione di Poggendorf? Se la vostra risposta è no, guardate quest’immagine e ve ne renderete conto.

La sensazione è solitamente quella di vedere una linea in diagonale che passa sotto una specie di corsia, formata dalle due linee verticali. Ma in realtà vediamo due segmenti in diagonale che semplicemente poggiano su due rette parallele. Il nostro errore consiste nel fatto che siamo portati a dare all’immagine anche una profondità, a vedere gli oggetti in prospettiva, a percepire il disegno come se fosse tridimensionale e non avesse soltanto due dimensioni. Un’altra testimonianza delle illusioni percettive è in quest’immagine: cosa vedete?   

C’è chi in quest’immagine vede una giovane signora in pelliccia e chi invece vede una signora anziana ricurva con un fazzoletto in testa. È un esempio di percezione fluttuante o figura ambigua, che ci spinge ulteriormente a riflettere sul fatto che la nostra mente sceglie cosa vedere. Altro esempio di questo fatto è l’immagine seguente:

È il triangolo di Kanizsa in cui ci sembra di vedere un grande triangolo al centro che però, a ben guardare non c’è: lo percepiamo noi sulla base delle figure presenti nel disegno.

Potremmo continuare con gli esempi e mostrare altre immagini. Ma resta la domanda: a cosa serve categorizzare il mondo in questo modo? “La percezione serve al suo scopo – risponde il prof. Di Giovanni – solo se produce concetti con i quali riconosciamo gli oggetti”. Come arriviamo dagli oggetti ai concetti? Grazie agli stimoli elettrici che il nostro sistema nervoso riceve ed elabora. In pratica gli oggetti del mondo attivano i nostri organi di senso che captano l’energia e la trasformano in energia nervosa. In questo modo stimoli uditivi, sensoriali, visivi, ecc. vengono trasformati in energia e trasportati fino alla nostra mente, che riceve e ricostruisce le immagini degli oggetti, per poi descriverli e rappresentarseli. La mente confronta poi le descrizioni che ha costruito con le conoscenze che ha e finalmente riconosce gli oggetti. Grazie al fatto di elaborare stimoli di diverso tipo, semplicemente da un immagine la mente riesce a capire, ad esempio, se una camicia è di cotone o flanella, se è infeltrita o no, se ha una superficie morbida o ruvida. La mente inoltre raggruppa le informazioni che ha e le riordina, mettendo insieme oggetti tra loro simili per certe caratteristiche. In altre parole la nostra mentre è una sorta di grande catalogatore e rielaboratore di informazioni, capace proprio per questo, con un’attenta osservazione, di cogliere differenze anche minime tra due immagini che sembrano a prima vista uguali, come in questo gioco:

Insomma il nostro sistema nervoso affascina proprio per queste sue capacità, al punto che anche la psicologia si è interessata al suo funzionamento: senza mettere l’accento sul fatto che selezioniamo le informazioni di cui abbiamo bisogno nel contesto sociale e culturale in cui viviamo, come fanno gli psicologi, difficilmente si sarebbe potuto riflettere su come questo accade, perchè sarebbe venuto meno uno degli scopi più importanti di questa ricerca: capire come trasferire le nostre conoscenze, tra cui queste abilità, alle generazioni future. Il tema è senza dubbio centrale, in un’epoca nella quale siamo sempre più in rapporto con informazioni ed immagini, mentre crescono disturbi dell’apprendimento come la dislessia, legati proprio, tra l’altro, a difficoltà a percepire in modo adeguato immagini e lettere dell’alfabeto, cioè a gestire una serie di informazioni che arrivano dal mondo esterno a noi e che abbiamo bisogno di decodificare.

Ma a riflettere sulla percezione non sono soltanto scienziati e letterati. Lo fanno anche artisti e comici. Proprio le percezioni e il modo di organizzare le informazioni della nostra mente hanno originato una delle sequenze più famose del cinema non solo italiano, ma mondiale: quella che, nel film “Totò, Peppino e la malafemmina” descrive l’arrivo dei due grandissimi comici a Milano:

Non vi sembra che manchi ancora qualcosa in questo nostro articolo? Sì, manca davvero qualcosa! L’immagine in evidenza, che lo identifica (e che vi facciamo rivedere quì sotto), è il vaso di Rubin: in essa vediamo un calice, ma, facendo attenzione, scorgiamo due persone viste di profilo che sono tra loro “faccia a faccia”. Vediamo il calice se guardiamo la superficie dell’immagine e i due volti se invece ci concentriamo sullo sfondo. Anche in questo caso tutto è frutto di quel lavoro della mente al quale di solito non facciamo neanche caso…

Massimiliano Spiriticchio

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