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Alla scoperta del sapere universale incarnato da un grande uomo…

lunedì, Giugno 10, 2019
Alla scoperta del sapere universale incarnato da un grande uomo…

Che cosa ha rappresentato Leonardo da Vinci per la Scienza moderna? È stato solo un inventore un pò velleitario o un vero precursore della Rivoluzione Scientifica? Questa settimana Vortici.it vi propone questa lettura curiosa e contemporaneamente interessante intitolata: LA SOLITUDINE DI LEONARDO – Il “genio universale” e le origini della scienza moderna, autore Luigi Borzacchini(Edizioni Dedalo). Un saggio originale sul ruolo di Leonardo, a 500 anni dalla sua morte.

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L’OPERA:

In una linea del tempo, Leonardo da Vinci (1452-1519) si colloca proprio al centro del Rinascimento, al confine tra il Medioevo e l’èra moderna, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. In passato Leonardo è stato spesso esaltato come precursore della scienza moderna, ma nell’ultimo secolo la maggior parte degli studiosi ha ridimensionato il suo ruolo di scienziato, salvando solo l’artista sublime. Alcuni lo hanno considerato soltanto un abilissimo osservatore e inventore un pò velleitario, altri, invece, lo hanno presentato come l’emblema romantico di una conoscenza unitaria e impermeabile alle specializzazioni. Ma cos’ha significato davvero per la scienza? È possibile recuperare uno sguardo nuovo sulla scienza moderna analizzando i caratteri essenziali di Leonardo nella meccanica, ingegneria, matematica e nelle scienze naturali?
La scienza moderna, nata con la Rivoluzione Scientifica, emergerà un secolo dopo, ma su di essa si apre, per primo, lo sguardo solitario di Leonardo, colui che scriveva «se sarai solo, sarai tutto tuo». E anche se nessun teorema o legge porta il suo nome, la figura di Leonardo come “scienziato” rappresenta un vero “unicum” , segno che la storia si muove in modo molto più folle di quanto, vorrebbero gli storici.

BRANO:

Introduzione

In una linea del tempo, dove si trova Leonardo? Al centro del Rinascimento. E dove si colloca il Rinascimento? Sul confine tra mondo medievale e mondo moderno. Ed è proprio tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’èra moderna, a cavallo tra Quattro­cento e Cinquecento, che si inserisce la figura di Leonardo da Vinci(1452-1519). Leonardo è appena nato quando cadono Co­stantinopoli e l’Impero romano d’Oriente, e i Turchi iniziano a invadere l’Europa; ha pochi anni quando Gutenberg comincia a stampare i primi testi; è quarantenne quando Colombo scopre l’America; è ormai adulto quando comincia a circolare il mo­dello copernicano eliocentrico; e, poco prima della sua morte, Martin Lutero affigge le celebri tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg, dando avvio alla Riforma protestante.
Leonardo e il Rinascimento stanno lì, fra due gigantesche costruzioni culturali e scientifiche, le più imponenti della storia del pensiero: la cultura antica e medievale, centrata sull’insegna­mento aristotelico, e la scienza moderna, nata con la Rivoluzio­ne Scientifica. Per leggere Leonardo dobbiamo allora in primo luogo convincerci che nella storia della scienza il Rinascimento inaugura il più grande interregno di cui abbiamo notizia storica. Persino la fine dell’Impero romano d’Occidente non ha rappre­sentato nella storia della scienza una frattura paragonabile, infat­ti, sia prima che dopo di essa, sono Aristotele e Platone a domi­nare la conoscenza scientifica e le sette arti liberali a costituire la topologia del sapere.

Quando si cerca di descrivere la nascita della scienza moder­na, quasi sempre se ne riconosce in Galileo il padre, ma non cam­bierebbe molto considerare Descartes, Kepler o Stevin, poiché comunque se ne fisserebbe la data tra gli ultimi anni del Cinque­cento e i primi decenni del Seicento.
Molti hanno cercato di individuarne gli antenati, e qui sono emerse due ipotesi. La più ovvia è stata quella di cercarli negli immediati predecessori cinquecenteschi: soprattutto in Italia, con algebristi(Del Ferro, Tartaglia, Cardano, Ferrari, Bombelli) e geometri-meccanici(Maurolico, Commandino, Guidobaldo del Monte, Benedetti), ma anche nella Mitteleuropa, con astronomi come Copernico e Tycho Brahe, o altri in Francia e in Inghilterra.
La seconda tesi, meno banale, è stata proposta un secolo fa da Pierre Duhem, e ha conquistato col tempo una larga audience, an­che se in forma più prudente; essa vede i «precursori»(forerun­ners, Vorläufers) di Galileo in autori della Scolastica medievale del XIII-XIV secolo, come Giordano Nemorario, Roger Bacon, Duns Scoto, William of Ockham, Giovanni Buridano, i Mertoniani, Ni­cola d’Oresme, Alberto di Sassonia. Duhem ha fissato addirittura la data di “concepimento” della scienza moderna nel 1277, con la condanna da parte del vescovo Tempier di molte tesi aristoteliche di filosofia naturale, e ha individuato la “nascita” della scienza mo­derna a Parigi nel XIV secolo, soprattutto con l’affermarsi della teoria dell’impetus. Addirittura, se non ci fossero stati gli ostacoli dell’Umanesimo e del Rinascimento, la scienza moderna secondo Duhem sarebbe potuta nascere benissimo due secoli prima.

A questo punto sorge la questione del gap rinascimentale. Nei testi di storia della scienza questo periodo viene presentato come un capitolo minore, pur se assistiamo a una grande diffusione del­le applicazioni tecniche più o meno matematiche, tra gli artigia­ni e gli architetti, nelle amministrazioni comunali, nelle tecniche produttive, nel commercio. Le università medievali vanno in crisi(soprattutto in Francia e Inghilterra, anche a causa delle epidemie e della guerra dei Cent’Anni) e con esse il loro insegnamento in latino dei rudimenti della matematica e della scienza greche, ma fioriscono(in Italia e un pò nella Mitteleuropa) le “scuole d’ab­baco”, in cui un numero considerevole di giovani apprende in vol­gare tecniche matematiche elementari, utili per quelle professioni artigianali e artistiche che caratterizzano il Rinascimento italiano: la “prospettiva” è un pò l’emblema di questa liaison.
Comunque le “scuole d’abbaco” sono poca cosa nel panorama culturale del periodo, dominato invece da tendenze decisamente lontane dalle scienze e dalla matematica. Nel Quattrocento tra gli Umanisti appaiono effettivamente un clima e un gusto letterario va­gamente antiscientifici – ma “scienza” era allora solo quella scola­stica! – anche se nuove e migliori traduzioni dei classici matematici e scientifici ne permettono con la stampa una più larga diffusione.
Nel panorama di questa scienza rinascimentale minore e ano­nima, la figura che meglio ne rappresenta le ambizioni più alte e la massima reputazione internazionale è proprio Leonardo da Vinci: eccelso pittore e artista, ma anche matematico, architetto, ingegnere, meccanico, inventore, naturalista.

Si presenta, quindi, un enorme problema storiografico: la scienza rinascimentale è stata solo un “gap”, un rallentamento, un momento di sosta, dovuto a fattori esterni come la guerra e la peste o a fattori interni come l’Umanesimo – o addirittura un ostacolo come pensava Duhem –, oppure ha portato anch’essa un contributo, un tono di colore, un suggerimento? E, in questo secondo caso, che ruolo ha avuto?
Rispondere a tale questione in fondo significa delineare il ruolo di Leonardo nella nascita della scienza moderna: cosa è stato? Solo un artista e un tecnico, o un ingegnere? Un visionario fantascienti­fico? Un amateur di scienza e matematica, ma privo di conoscen­ze di base (ignorava del tutto il greco e conosceva molto poco il latino)? I suoi interessi matematici e scientifici sono stati solo una curiosità o un hobby? George Sarton riconosce che le sue idee fu­rono «semi che non moriranno mai», ma che resteranno tali; si può considerare allora un velleitario? Un embrione di scienza abortito?
La risposta che cercherò di illustrare è che il Rinascimento e in esso soprattutto Leonardo rappresentano il momento essen­ziale per la nascita della scienza moderna, riformulando i quesiti sui quali si era arenata la scienza degli Scolastici “precursori di Galileo”. Mentre il loro infatti si era dimostrato un vicolo cieco, quello di Leonardo, anche se non è la soluzione, è lo stabilirsi del fondamento, del terreno di coltura, tremendamente profondo e radicale, essenziale per la nascita della Rivoluzione Scientifica.

Per dettagliare questa ricostruzione dovremo cominciare chiarendo la domanda. E questo significa confrontare i due mon­di che sul Rinascimento si affacciano.
È difficile tuttavia concepire l’emergere della scienza moderna nel Seicento senza rendersi conto di quanto vasta, rigorosa e pro­fonda fosse la concezione del mondo garantita da quello che chia­miamo sinteticamente “aristotelismo”, ma che in realtà vedeva nei testi aristotelici solo il suo nucleo centrale e il suo stile, riuscendo invece a dare senso a tutte le attività umane, anche non filosofiche o scientifiche, e quindi alle tecniche, alla letteratura e all’arte, alla politica, fino alla vita quotidiana. Era una Weltanschauung così ben articolata che faceva da sfondo logico e concettuale persino a tutte le altre filosofie, gli altri culti e religioni apparsi nel mondo classico e medievale. Era stato così anche per la cultura cristiana, che, dopo una fase più platonica con sant’Agostino, aveva fatto dell’aristotelismo con san Tommaso la cornice della sua teologia, riuscendo persino a smussare quegli aspetti dell’insegnamento ari­stotelico che con essa contrastavano(eternità del mondo, mortalità dell’anima). Così l’influenza degli astri sul mondo sublunare era lo scenario indubbio nel quale il teologo collocava il libero arbitrio, il mago inseriva i demoni ed Ermete Trismegisto, e l’Umanista iscriveva l’individualità e lo stesso Platone(Fonte: Edizioni Dedalo).

In sostanza è una lettura rivolta a tutti quelli che desiderano conoscere l’uomo, ma anche agli studiosi e gli appassionati che desiderano approfondire la figura di Leonardo da Vinci e il suo ruolo come scienziato. Occorre inoltre ricordare come, per questo cinquecentenario, nel nostro Paese(Leonardo è italiano non certo francese, nemmeno d’adozione) siano in programma diverse iniziative celebrative. Noi di Vortici.it, vi abbiamo proposto un piccolo tassello celebrativo, il nostro… .

La lettura è conoscenza e la conoscenza rende eterna l’esistenza umana, questa mia affermazione, penso calzi a pennello, vista la statura del personaggio in questione…

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Luigi Borzacchini: è docente di Storia e fondamenti della matematica e di Logica matematica presso l’Università di Bari.

 

 

 

 

Immagine di copertina: Amazon

Foto: Edizioni Dedalo

Annapaola Di Ienno

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