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A Pescara tra informazioni scientifiche e la storia di un’infermiera che ha scelto la Vita…

giovedì, Maggio 30, 2019
A Pescara tra informazioni scientifiche e la storia di un’infermiera che ha scelto la Vita…

Parlare sinceramente a tutti, ma soprattutto ai più giovani, con informazioni corrette e testimonianze profonde: si è fatto questo il 13 aprile scorso quando, nella sede della Provincia di Pescara, il Movimento per la Vita di Pescara ed il Centro di Aiuto alla Vita del capoluogo adriatico hanno organizzato, con la collaborazione di FederVita Abruzzo e Movimento per la Vita Montesilvano, un convegno per parlare di pillola del giorno dopo e obiezione di coscienza. “È importante parlarne con relatori competenti per dare informazioni corrette” hanno detto la Presidente del Movimento per la Vita di Pescara Marigina Fratalocchi e il prof. Patrizio De Caris, docente di biologia e Vicepresidente del Centro di Aiuto alla Vita di Pescara.

Gli effetti di alcune pillole sono stati illustrati dal dott. Giuseppe Grande, Segretario Nazionale del Movimento per la Vita, endocrinologo perfezionato in Medicina della riproduzione al Policlinico Gemelli di Roma. L’esperto, dopo aver messo in guardia dai pericoli anche per la salute di chi le assume, ha criticato la definizione di gravidanza che si sta diffondendo a livello internazionale, che la identifica come il periodo compreso tra l’impianto dell’embrione e la nascita: “Ci si dimentica – ha detto – degli otto giorni che precedono l’impianto, ma nei quali l’essere vivente c’è già”.

Da sinistra a destra: la prof.ssa Marigina Fratalocchi, Presidente del Movimento per la Vita di Pescara; il prof. Patrizio De Caris, Vicepresidente del Cav di Pescara e la prof.ssa Patrizia Ciaburro, Presidente di FederVita Abruzzo

Di obiezione di coscienza ha parlato invece il dott. Domenico Airoma, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, spiegando che, nel nostro ordinamento, non c’è il diritto all’aborto, ma solo un’autorizzazione. Il magistrato ha ricordato che, per la Corte Costituzionale, occorre applicare il principio di precauzione, cioè bilanciare opposti interessi: “Sta emergendo invece un’autodeterminazione senza limiti” ha detto Airoma sottolineando l’uso di una sorta di neolingua grazie alla quale si parla di bambino per dire di una gravidanza e di embrione per dire che se ne è criocongelato uno.

Toccante è stata infine la storia raccontata della dott.ssa Chiara Margherita Ulisse, che ha raccontato l’esperienza da lei vissuta come infermiera:

“Ho perso il lavoro a Voghera nel 2014 – 2015 proprio perché mi trovavo in Pronto Soccorso ad assistere alcune donne che mi chiedevano la pillola del giorno dopo” ha riferito anche in un’intervista a di Radio Speranza InBlu, la Radio della Chiesa diocesana di Pescara – Penne. “Parlando con loro alla fine cercavo di dissuaderle spiegando che poteva esserci una persona anche nei primi minuti, perché appunto anche in 18 minuti potrebbe essere concepito un essere umano e, quindi, andando a somministrare queste pillole dopo addirittura 24 – 72 ore, nessuno ci può garantire che non ci sia un essere umano, cioè uno di noi. C’è stato tutto un subbuglio dentro di me appunto, però ho scelto di non venire meno alla mia coscienza e ai principi della mia professione che avevo scelto. L’azienda mi ha messo i bastoni fra le ruote perché non entravano persone. Mi dicevano: “Dovevi comunque accettarli, hai fatto omissione”. Insomma alla fine mi avrebbero dovuto licenziare, ma hanno avuto il buon senso di dirmi: “Dimettiti” in modo tale che almeno posso sperare di concorrere per qualche altro posto pubblico. Attualmente non ho un posto fisso, però non mi scoraggio e rifarei tutto quello che ho fatto”.

Chiara Margherita Ulisse, infermiera

Dopo quest’esperienza, e i commenti sui social, Margherita con un’associazione parte per il Perù a dare medicine a chi non ne ha. “Proprio in quel periodo in cui sono stata lì, nel 2015 – 2016 – ha raccontato – si stava discutendo in Parlamento sulla proposta di legalizzare l’aborto. Mentre uscivo da una chiesa, mi ha contattato una signora del Vigneto di Rachele, un’altra associazione che si occupa di post trauma degli aborti e fa tutto un lavoro psicologico, spirituale ed altro ancora. Non conoscevo questa realtà, ma nel mio spagnolo le ho detto che ero al corrente di questi traumi perché mi era successo questo del posto di lavoro. Quando l’ha saputo, la signora mi ha invitato a parlarne al Congresso della Repubblica, a dirlo agli altri. Pensavo di essere tra il pubblico e mi sono messa in pantaloncini perchè faceva un gran caldo. Invece mi sono ritrovata proprio nel Parlamento peruviano! Ho avuto il mio spazio con Marta Chavez, la parlamentare che si occupava proprio di quell’argomento. Aveva portato come testimonianza me. Poi il mio percorso finì e tornai a casa. Dopo due – tre settimane mi chiamarono dal Perù e mi ringraziarono perchè non era stato legalizzato l’aborto e la mia testimonianza aveva avuto un certo effetto perché fa anche vedere quali sono le conseguenze di un qualcosa che all’inizio sembrerebbe addirittura libertà perché si diceva dalla pillola come di una forma di libertà e invece poi può avere dei riscontri addirittura lavorativi”.

Ora Margherita gira l’Italia per dare testimonianza. “Mi sto spendendo per questo – dice – però vedo che non si finisce mai perché lavorare sulle coscienze è veramente difficile. Ma non scoraggiamoci! Sono felice di poter essere in questo piccolo gruppo di persone che difendono la Vita!”

Massimiliano Spiriticchio

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