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A Pescara con i giovani il no alla violenza si fa realmente interattivo

mercoledì, Novembre 27, 2019
A Pescara con i giovani il no alla violenza si fa realmente interattivo

Andare tra i più giovani, trovarsi tra gli adolescenti, notare le loro reazioni quando viene loro proposto qualcosa, ascoltarli non è un’attività inusuale per chi scrive l’articolo che state leggendo. Nonostante questo, quando capita, la partecipazione dei ragazzi rivela un aspetto diverso, un lato del loro modo di essere che ogni volta emerge con chiarezza. Stavolta siamo nell’Aula Magna dell’Istituto Professionale Statale Industria, Artigianato e Servizi Di Marzio – Michetti di Pescara e la giornata è davvero particolare. Si parla di violenza contro le donne e, quindi, di un argomento davvero molto delicato. L’Istituto Scolastico pescarese ha deciso di aderire ad un progetto messo a punto dal Movimento per la Vita di Pescara con la collaborazione dell’associazione Iside – Insieme alle Donne nell’Essere. Tra filmati proiettati e parole usate i ragazzi vengono colpiti e, in silenzio o applaudendo, sottolineano il loro interesse e la loro grande partecipazione.

Ė proprio un filmato a catalizzare l’attenzione di tutti

Ma è quando prende la parola Annarita D’Urbano, Presidente e Fondatrice di Iside, che avviene una vera e propria rivoluzione: la donna infatti prende il microfono, abbandona il “tavolo dei relatori” e si fa il più possibile vicina ai giovani che la ascoltano. Poi comincia a raccontare la sua storia e parla del marito violento, delle sue pretese riguardo alle amiche e al fatto che “è meglio che ce ne stiamo da soli”. Annarita racconta di quando era un’imprenditrice di successo, ma il coniuge l’aveva portata a non esserlo più. Ma soprattutto parla dei suoi dolori più grandi: “Mi ha allontanato dalla famiglia, quindi mi ha i – so – la -to” scandisce letteralmente Annarita. “Lui ha usato l’arroganza dicendo: io sono uomo, tu sei donna e quindi fai quello che ti dico io. Poi è cominciata la violenza fisica” racconta ancora, arrivando al momento più drammatico: “Lui, in un attacco d’ira e grazie ai fumi dell’alcol, perchè era un alcolista, mi dà un calcio talmente forte che io perdo mio figlio. Per una donna – spiega con la voce che tradisce ancora le emozioni – questa è una cosa che non riesce a dimenticare perchè per una donna perdere un figlio è una cosa che non si dimentica”. Ma è proprio in questo momento che Annarita lancia il suo messaggio forte e si sperimenta l’assoluta sintonia con i ragazzi e le ragazze che sono lì ad ascoltarla: “Io oggi ho cinquant’anni e non ho mai più avuto figli. Però, quando vedo voi, che siete i figli della nostra società, cioè siete il nostro futuro, io spero di infondervi quell’amore che dovete avere prima verso voi stessi e poi verso gli altri perchè la violenza si può debellare, ma per debellare la violenza bisogna amarsi, amare la propria persona, ritrovare una dignità, perchè anch’io, dopo che sono uscita dalla violenza, che ho allontanato via il mostro da casa mia, mi sono dovuta ricostruire. Ho dovuto ricostruire la mia dignità, il mio essere donna, ricominciare ad amarmi, piano piano”. Annarita si muove come una madre, ma anche come un’amica dei giovani che affollano l’Aula Magna e dà anche consigli: “Spesso si sente dire tra i giovani che quel ragazzo è geloso di me e mi vuole bene. Bene, ragazzi: la gelosia, quella normale, quella più banale, è una cosa meravigliosa! Ma, quando la gelosia diventa possesso, quindi mina la libertà dell’altro essere umano, quì bisogna cominciare a preoccuparsi perchè ricordatevi sempre, ragazze, che la persona gelosa non è insicuro di voi, ma è insicura di se stessa. C’è qualcosa che non va bene in lui, non in voi! La gelosia eccessiva, il troppo possesso può portare a lungo termine a qualcosa che è irrimediabile! Noi – aggiunge ancora Annarita – sappiamo che spesso l’aggressore, quando mena (questo il termine molto chiaro da lei usato), il giorno dopo arriva con una rosa e chiede perdono dicendo che ti ama tanto e che non lo farà più. No! Vi sbagliate perchè il giorno dopo vi mena di nuovo e tornerà di nuovo con un’altra rosa. Però – aggiunge la Presidente dell’associazione Iside con un tocco d’ironia segno della speranza che dice di provare vedendo quei giovani – sapete cosa penso io? Che le rose stanno bene al cimitero e non dentro un vaso in casa. Questo non è amore! È un amore malato” dice Annarita mentre scatta l’applauso fragoroso dei ragazzi. “Poi purtroppo – prosegue – ci sono casi in cui la violenza è semplicemente una forma di dialogo perchè, se dentro casa vediamo violenza, in automatico pensiamo che quella sia l’unica forma di dialogo”. Si apre a questo punto uno scambio di sensazioni con una ragazza che fa cenno di sì con la testa e si dice d’accordo con lei. Annarita non riconosce che è una donna e la scambia per un ragazzo. Gli altri giovani ridono, ma dopo un attimo tornano ad ascoltarla in silenzio: “Non dobbiamo diventare come quello che vediamo” prosegue. “Questa forma di dialogo – afferma – è sbagliata. Quando, ad esempio, vediamo che tra compagni di scuola ci si fa del male – parliamo di bullismo – è bene intervenire perchè quel compagno di scuola che ha preso in giro una ragazza e sta facendo una forma di violenza non è una persona forte, non è un bullo, non è il boss della situazione! È semplicemente una persona insicura, che usa la forza e l’arroganza per predominare”. L’invito sul da farsi in questi casi è molto chiaro: “Quando vedete questa cosa, voi la dovete denunciare ai vostri professori, al vostro preside. Non siate complici di queste forme di violenza! Se non denunciate, diventate complici. Non aiutate nè la ragazza vittima, nè tantomeno il bullo della situazione, che si crede il boss. Ma non esiste il boss. Il boss è una parola brutta. Invece una parola bella sapete qual’è? Il leader! Il leader è la persona che prende per mano tutti e ti insegna quello che si deve fare e ti accompagna nelle cose giuste”. È il più classico dei fiumi in piena Annarita che, carica di fiducia, fa un appello forte nella parte finale del suo accorato intervento: “Non siate boss, ma siate leader, ma leader di un mondo diverso, di un mondo fatto senza violenza, di un mondo di amore. E sapete qual’è l’unico modo per abbattere la violenza? Cominciare a credere in se stessi, amare se stessi, difendere la dignità e soprattutto parlare, denunciare perchè chi denuncia è una persona migliore”.

Concetti forti e chiari quelli espressi dalla Presidente dell’associazione Iside. Ma la conclusione segna la nascita di un’intesa che tutti si augurano ora porti frutti in questo progetto portato avanti dal Movimento per la Vita di Pescara, operativo in via Spaventa, proprio nel capoluogo adriatico, con uno sportello di ascolto delle donne vittime di violenza. Annarita interagisce con i giovani, che rispondono:

 

Massimiliano Spiriticchio

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