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Un caro ricordo ricco di storia…

lunedì, dicembre 24, 2018
Un caro ricordo ricco di storia…

Qualche settimana fa è venuta a mancare una persona per me molto speciale. Parlo di Giovanna Di Cecco che ho avuto modo di conoscere nel 2006, grazie a un’intervista che mi ha gentilmente concesso, riguardante un suo libro, ricevuto in regalo e letto poco tempo prima(durante la lettura non avrei mai pensato all’opportunità che di li a poco avrei avuto, casualmente). Decido di renderle omaggio con una certa emozione, per due motivi: scelgo di condividere con voi lettori di Vortici.it, sia un pezzo della mia carriera giornalistica (state per leggere il mio 13 articolo da giornalista praticante), sia un pezzo della mia storia familiare, in quanto l’argomento trattato riguarda il paese natio di mia madre, Fara San Martino(CH).

Riporto tutto fedelmente (titolo compreso e forse qualche refuso), per non intaccarne la genuinità.

INTERVISTA A GIOVANNA DI CECCO
autrice del libro “Farantica”
La Terra, “Un pianeta rotolante, carissimo agli uomini che l’abitano e che l’hanno trasformato con la loro presenza e il loro lavoro”, così la descrive il poeta russo Andrey Voznesenskij nell’omonima poesia. Questo concetto, sapientemente espresso, ci porta a considerare quanto siano importanti le nostre radici e la nostra storia.

Il libro FARANTICA – opera 2004 di Giovanna Di Cecco (Carabba Editore), ripercorre, la storia di Fara S. Martino, attraverso preziosi documenti d’Archivio fedelmente riportati e fotografie del secolo scorso.
La ricchezza delle fonti, la successiva analisi delle medesime, sono il frutto di uno studio paziente e meticoloso, che porta inevitabilmente a rilevare quanto sia importante, quasi vitale riscoprire il passato per poter meglio comprendere un presente che, altrimenti non avrebbe senso.
Ricostruire la storia di un paese non è certo facile, occorrono testimonianze vere. L’autrice è perfettamente consapevole di questo ruolo. I documenti, le foto, i vari appunti, sono una traccia storica, atta a ricostruire un passato rimasto a lungo ignoto.
Un passato che ha conosciuto “la solidarietà, l’aiuto reciproco, la tragicità della guerra e dello sfollamento”, per poi rimboccarsi le maniche nel ricreare e creare attività agricole, tessili, ma anche piccoli insediamenti industriali quali pastifici e centrali idroelettriche.
L’autrice inoltre incuriosisce ulteriormente il lettore, poiché non disdegna giustamente di rendere note tradizioni, usanze, antichi mestieri e credenze.
Il percorso che caratterizza l’opera è rigoroso. Storia antica e recente interagiscono all’unisono, grazie anche ad una galleria fotografica riguardanti i monumenti, la vita quotidiana, i costumi, e le abitazioni.
Scrivere la storia del presente è un’impresa degna di essere compiuta oggi più di ieri, nonostante le numerose insidie.

Alla fine del libro, la “Maestra Giannina” era contenta?

Il “ Perché non parli” di Michelangelo al suo Mosè insegna come in ogni lavoro possa mancare qualcosa; niente è perfetto, ma tutto perfettibile, per cui non ci si sente mai completamente soddisfatti, né lo sono stata io. A volte, le circostanze difficili della vita inducono a concludere un percorso intrapreso anche senza rifiniture e limature, eppure ci si deve accontentare, pensando ancora che si sarebbe potuto fare meglio.

Sono passati ventuno anni dalla prima edizione, secondo quali criteri sono stati scelti i nuovi documenti, che hanno indubbiamente arricchito la seconda?

Molte ricerche, con raccolta di documenti, erano state fatte già all’epoca della prima edizione di Farantica, ma erano diversi i tempi: la Pro- Loco, da me allora presieduta, non riceveva contributi né dal Comune, né dalla Regione, perché non ancora iscritta all’Albo Regionale, per i soliti intrighi politici. Si reggeva con la forza degli iscritti e con l’aiuto di D. Filippo e D. Renato De Cecco, soci onorari. Avevo promosso in paese una raccolta di foto antiche, riprodotte dall’Associazione ed esposte poi in una mostra – “ Fotofarantica” – accolta con molto favore dalla popolazione e più volte riaperta, dietro richieste insistenti, per cui si pensò di non disperdere le foto, ma selezionarne quelle d’interesse più generale e fissarle in “ Farantica”, prima edizione esaurita nel giro di un anno, ma in seguito continuamente richiesta: il libro era quasi muto, anche se nuovo per i tempi.
L’attuale direttivo della Pro – Loco ha deciso di chiedermi la ristampa della prima edizione, e quando mi si è fatta la proposta, l’ho accettata subito avanzando l’idea di voler cambiare il taglio del testo, proprio per completarlo con documenti già in mio possesso, integrati da altri reperiti più recentemente negli Archivi di Stato.
La stessa nuova edizione di Farantica non vuole avere la pretesa di poter esaurire la storia di Fara anzi: è solo un nuovo tassello da incastonare in futuri lavori di altri autori, spero, in quanto le nostre origini si perdono nella notte dei tempi.
Oltre lo Stretto di S. Martino, come documentato nel libro, c’è la Badia di San Martino in Valle (risalente all’VIII secolo), su cui attualmente sono in atto scavi di recupero, e nell’Archivio Vaticano sono conservati circa duecentocinquanta libri con settecento anni di relativa storia. Raccolgono migliaia e migliaia di pagine risalenti al1044, dalla cui attenta lettura potrebbe venir fuori uno spaccato inimmaginabile del nostro passato, con possedimenti, nomi, fuochi, attività svolte dagli abitanti, censi pagati, perché tutto il territorio era pertinenza del Monastero, quindi insegnamenti dei Benedettini di allora, prima- come traspare dai regesta del Prof. Giorgio Morelli in “L’Abruzzo nei manoscritti”della Biblioteca Apostolica Vaticana- L’Aquila 1999- e dopo del Capitolo Vaticano, che l’ha tenuto in possesso per oltre trecento anni, dopo la soppressione di S. Martino in Valle, sepolta da detriti alluvionali.
Tra l’attuale sindaco e la Biblioteca Vaticana sono in corso rapporti epistolari, per poter riportare a Fara copia completa della documentazione tutta che ci riguarda, finora giacente negli Archivi Vaticani.

Lei scopre, incontra, osserva le tradizioni. Ne esiste qualcuna che rischia di scomparire e che sarebbe opportuno tutelare?

Come in ogni altra comunità, le tradizioni sono state sempre di origine pagana, adattate poi a ricorrenze religiose nel corso degli anni. Non è possibile oggi conservarle tutte, perché molto poco credibili o poco attuabili.
Sarebbe importante conservare quelle legate alla gioia dei bambini: chiedere la mancia il primo dell’anno, la befana, l’incontrarsi al calore del fuoco di S. Giuseppe (una volta era solo prerogativa dei bambini la raccolta della legna per quella sera!), la “sciuscellette” (scampagnata) a S. Pietro, durante la novena di giugno.
Altre sono ancora legate alle festività religiose e perdurano, anche se con sempre meno partecipazione da parte delle nuove generazioni, prese da altri interessi e senza la semplicità di cuore e l’ingenuità della gente di una volta!

 – INTERVISTA PUBBLICATA SULLA RIVISTA “SIPARIO” NEL 2006

Immagine di copertina: Fara San Martino(Wikipedia)

— Annapaola Di Ienno

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