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Quanto è bello essere tifosi del Napoli?

martedì, novembre 6, 2018
Quanto è bello essere tifosi del Napoli?

Cari lettori e care lettrici di Vortici.it, benvenuti in un nuovo spazio del nostro giornale online: quello della prosa, in cui ospitiamo, sebbene senza una periodicità precisa, gli scritti preparati da autori contemporanei, amici di Vortici.it, che condividono con noi il viaggio in uno spaccato di vita osservato dal loro punto di vista e con il loro proprio stile, dal racconto all’osservazione, passando attraverso i tanti generi che nella prosa si possono individuare. Viaggeremo insieme accompagnati da testi preparati da autori contemporanei di tutte le fasce di età che condividono con noi il racconto di uno spaccato della vita osservato dal loro punto di vista e con il loro proprio stile, dal racconto all’osservazione, passando attraverso i tanti generi che nella prosa si possono individuare. Buon viaggio allora con il primo di questi testi scritto da Serena Scala, che ha preparato per noi un articolo riguardante una grande passione…

 

Più di sei milioni di tifosi partenopei al mondo.

QUANTO È BELLO ESSERE TIFOSI DEL NAPOLI?

«Abbiamo un sogno nel cuore, Napoli torna campione »

 

Una volta mi hanno chiesto perché tifassi la squadra del Napoli.  Ho risposto ch’è la squadra della mia città, la squadra che si tramanda di generazione in generazione. Ho omesso la cosa principale. Tifare Napoli è una scelta di cuore.

Il tifoso napoletano lo riconosci da molte cose: “la sua superstizione” , il credere che San Gennaro faccia «‘O miracolo» nei minuti di recupero. Il piangere, il commuoversi, quando calciatori della tua squadra, seppur di un’altra nazionalità, di un altro continente,  di un’altra storia forse meno semplice della tua, si radunano sotto la curva A e cantano a pieni polmoni: «Napoli torna campione».

Il tifoso napoletano ama la sua rosa calcistica. Ogni calciatore che indossa la maglia azzurra entra a far parte di questa famiglia, e viene difeso dal razzismo, spesso dalle differenze del colore della pelle. Diventano degli idoli, dei simboli. Una sorta di ancora, un appiglio a cui le ragazzine si affezionano, degli eroi per i bambini. E l’uomo che pensa? Che se difende Napoli, se ama la città, se si fa carico di una squadra, é «Omm».

Il tifoso napoletano canta a squarciagola ogni minuto della partita, non importa il risultato. Urla, alza la voce.  Si fa sentire. Carica i suoi giocatori e non smette mai. Quando si entra allo stadio San Paolo, lo Speaker Daniele Bellini, uno dei più talentuosi, annuncia la formazione,  urlando fortemente Na-po-li. Sillabando. Aspettando che il suo popolo risponda. E il popolo c’è, c’è sempre. Daniele è uno di noi: prima di prendere in mano quel microfono, di indossare un cartellino che lo autorizza all’ingresso nel campo, è un tifoso, che nelle sue grida, nella sua foga, esulta e gioisce. Un tifoso come noi.

Il tifoso napoletano ha il cuore molto debole. Le partite in cui si commuove sono frequenti. I goal che sono realizzati all’ultimo secondo, le vittorie ottenute a volte con sofferenza, i cori intonati dagli spettatori a fine partita. Il Napoli per un tifoso è tanto, tutto. Il lunedì si va al lavoro col sorriso, se il giorno prima il Napoli ha vinto. Perché per noi napoletani rappresenta il riscatto di una città difficile e complessa, la rivalsa a livello europeo. Tanti sono gli avversari hanno sottolineato che entrare nello stadio partenopeo provoca forti emozioni. É una bolgia.

Il tifoso napoletano, infine, ha un suo mito, un suo Dio: Diego Armando Maradona. Con Diego il Napoli ha conquistato due scudetti. E l’amore che si prova nei suoi confronti è ancora grande. Io non ho vissuto l’epoca di Maradona, ma per me Diego è il Calcio. È l’equivalente di Einstein nella fisica, di Dante Alighieri nella letteratura italiana. Diego è creatore dello sport più bello al mondo.

Tifare Napoli è una scelta di cuore. Una malattia, una passione. Se il Napoli fosse una droga, allora, lasciatemi morire di questo meraviglioso stupefacente.

La prossima volta che entrate in quello stadio, osservate bene, respirate quell’aria, l’aria di una grandezza di storia, cultura, portata sulle spalle dei calciatori. Focalizzatevi sulle emozioni ai goal, sulle reazioni dinanzi alle ingiustizie.

Napoli è tutta qui, nei 60’000 seduti a Fuorigrotta.

 

Serena Scala

 

— Massimiliano Spiriticchio

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