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L’olio extravergine di oliva… alla plastica!

giovedì, dicembre 27, 2018
L’olio extravergine di oliva… alla plastica!

Cari lettori e care lettrici di Vortici.it, il nostro giornale parte oggi insieme a voi per un viaggio che ci porterà a scoprire un mondo carico, di insidie, dalle quali possiamo però salvarci: quello della plastica. Senza demonizzare l’utilizzo di questo materiale, scopriremo i rischi legati alla sua massiccia presenza in tanti modi nella nostra vita quotidiana e nel nostro ambiente. Ci guiderà, con i suoi contributi, il dott. Pasquale Cioffi, che, come scrive nella sua biografia, ha effettuato 32 di pubblicazioni in campo oncologico, di cui cinque su riviste internazionali di grande importanza scientifica, inerenti al tema dell’efficacia e della sicurezza dei nuovi farmaci biologici innovativi ad altissimo costo”. 

Il dottor Pasquale Cioffi è da sempre impegnato a sensibilizzare l’opinione pubblica sui veleni che si nascondono dietro al mondo del consumismo sfrenato, della società basata sull’usa-e-getta e dell’industrializzazione senza regole. Nel 2015 all’età di trentasette anni, nonostante avesse condotto fino ad allora una vita regolare e attiva con un regime alimentare bilanciato e sano, gli fu diagnosticato un adenoma (una lesione precancerosa) di tre centimetri all’intestino. Laureatosi in chimica e tecnologie farmaceutiche e avendo conseguito un dottorato di ricerca in oncologia medica, ha impiegato tutte le sue forze per la ricerca di quei fattori di rischio, a cui il mondo accademico e la medicina convenzionale non hanno ancora dato il giusto peso ma che potrebbero rappresentare una nuova chiave di lettura per la prevenzione e la cura delle malattie del secolo. Ha effettuato decine di pubblicazioni in campo oncologico, anche su riviste internazionali di grande importanza scientifica, inerenti al tema dell’efficacia e della sicurezza dei nuovi farmaci biologici innovativi ad altissimo costo soprattutto nel campo onco-ematologico. Ha lavorato per tre anni come ricercatore chimico di una multinazionale farmaceutica nelle fasi di progettazione, sintesi e caratterizzazione di nuove molecole ad attività antitumorale e, attualmente, è impegnato quotidianamente nella preparazione delle terapie infusionali per i pazienti onco-ematologici presso uno dei più grandi ospedali pubblici del Centro Italia. Ecco il suo primo contributo:

 LOLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA… ALLA PLASTICA!

L’antico metodo della spremitura a freddo, effettuato dai piccoli e medi frantoi, a differenza di metodi moderni non più a pressione, come l’estrazione in continuo o altri metodi industriali, permette di preservare tutte le caratteristiche organolettiche del prodotto, rendendolo un prodotto di eccellenza delle nostre tavole e del “Made in Italy”.

Il metodo tradizionale consiste nella macinatura a pietra del frutto separato dalle foglie, per ottenere la cosiddetta pasta di olivo.

A questo punto è necessario separare la componente liquida, il cosiddetto mosto d’olio, dalla frazione solida, detta sansa e costituita da frammenti di nocciolo, buccette e frammenti di polpa, disponendo la pasta di olive su strati sottili alternati a diaframmi filtranti, detti fiscoli, come un grande sandwich multistrato in una torre carrellata. Il mosto ottenuto viene, infine, sottoposto a centrifugazione per separare l’olio extravergine d’oliva dall’acqua di scarto.

Complessivamente, si costruisce una torre di medie dimensioni composta dalla sovrapposizione di sessanta fiscoli alternati a sessanta strati di pasta di ulivo, venti dischi di acciaio e venti fiscoli senza pasta. In sostanza, ci sono più fiscoli che strati di pasta d’ulivo, più plastica che materia vegetale.

Fiscolo tradizionale in fibra di cocco

I fiscoli, che fino a circa vent’anni fa erano di fibra vegetale atossica (fibra di cocco), sono stati totalmente sostituiti da fibra sintetica a uso alimentare, per lo più in nylon polipropilene retinato.

La fibra sintetica ha il vantaggio di essere più resistente all’usura e di non lasciarsi sporcare da lotti di pasta d’ulivo guasta. All’epoca, la plastica aveva dei prezzi più bassi e maggiore disponibilità di materia prima rispetto alla fibra di cocco d’importazione.

Il grosso dubbio  è che l’olio, a contatto con i fiscoli di plastica, potrebbe estrarre una certa quantità di sostanze  come gli additivi plastificanti, microplastiche, nanoplastiche, catalizzatori, ecc. che potrebbero rappresentare una minaccia per la nostra salute.

Basti pensare che l’olio di oliva (quello rettificato) viene utilizzato, proprio per il suo elevato potere estrattivo, nelle prove di laboratorio standardizzate, previste dalla normativa europea (Autorità Europea della Sicurezza Alimentare), per verificare la migrazione dei contaminanti contenuti nella plastica a contatto con gli alimenti.

 

Sono soprattutto i contaminanti lipofili a essere estratti dall’olio, cioè quelli cosiddetti persistenti, che tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo dell’organismo ed espletano la loro azione tossica per lungo tempo.

Soluzioni:

  • Sarebbe necessario l’utilizzo dei fiscoli di fibre vegetali, magari fatti da fibre molto più performanti di quelle del cocco, come quelle di canapa, che si potrebbero produrre in Italia partendo da coltivazioni biologiche ed eco-sostenibili e esportali in tutto il mondo.
  • Prediligere l’acquisto di olio extravergine di oliva con il metodo di estrazione in continuo.
  • Permettere al consumatore di conoscere in etichetta l’esatto metodo di estrazione utilizzato per permettere di fare una scelta consapevole!

 

Dott. Pasquale Cioffi

 

 

— Massimiliano Spiriticchio

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