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L’Italia e la realtà delle adozioni, nelle famiglie e a distanza…

giovedì, luglio 4, 2019
L’Italia e la realtà delle adozioni, nelle famiglie e a distanza…

C’è una bellissima realtà della quale troppo poco spesso si parla: quella delle adozioni. Eppure chiunque abbia sentito parlare persone che hanno scelto di dedicarsi a questo tema e di accogliere in casa propria o sostenere a distanza un bambino sa che è piuttosto raro imbattersi in qualcuno che sia pentito della propria scelta e che, al contrario, le persone che hanno un figlio in adozione o affido o che scelgono il sostegno a distanza vivono tutto questo con grande gioia, nonostante le difficoltà che soprattutto l’adozione e l’affido comportano. Qualcuno poi ha fatto anche i conti scoprendo che la nostra Italia è uno dei Paesi più attivi su questo tema. È addirittura l’Onu ad aver messo nero su bianco che, tra il 2004 e il 2014, il nostro Paese ha accolto 36,.114 minori stranieri nelle sue famiglie risultando secondo solo agli Stati Uniti d’America per il numero di adozioni internazionali. Nonostante sia l’unico in tutta l’Unione Europea in cui l’adozione internazionale è consentita solo alle coppie regolarmente sposate, l’Italia nel 2014 era anche il primo per numero totale di adozioni, tra nazionali ed internazionali, avendo raggiunto in un solo anno quota 6.211 adozioni, frutto di 3.037 adozioni internazionali da Paesi esterni all’Unione Europea, 488 da Paesi Ue e 1.686 adozioni nazionali, cioè di bambini, nati in Italia. Anche nel 2018, nonostante un calo generalizzato, l’Italia è rimasta seconda al mondo dietro gli Usa per numero di adozioni internazionali e nel primo quadrimestre del 2018 (l’ultimo periodo per il quale siamo riusciti a trovare dati ufficiali, stavolta raccolti dall’ONG International Social Service) l’Italia ha fatto registrare 371 adozioni internazionali.

Il motivo della difficoltà nel reperire dati più aggiornati di questi risiede probabilmente nel fatto che si tratta di un fenomeno che coinvolge inevitabilmente aspetti molto delicati, dinamiche familiari per loro natura corredate dalla necessaria riservatezza che tutte le Istituzioni sono chiamate a tutelare, ma anche e soprattutto nel fatto che le pratiche per le richieste di adozione e affido seguono iter molto lunghi, come accade in particolare con la rigorosa legislazione italiana, molto attenta a fare in modo che l’adozione vada “a buon fine” perchè considera prioritario il diritto del minore a vivere in un ambiente familiare sano e capace di assicurare sostentamento economico, ma anche e soprattutto stabilità affettiva ed educativa. L’elenco dei requisiti per adottare è riportato sul sito della Commissione per le Adozioni Internazionali istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e riguarda tutte le adozioni. Potete leggerlo a questo link. In particolare è interessante quanto la Commissione ricorda con queste parole: “Gli aspiranti genitori adottivi devono essere idonei ad educare ed istruire, e in grado di mantenere i minori che intendono adottare. È chiaro che per questi ultimi requisiti non si può procedere, come per i precedenti, con una semplice verifica formale, ma occorre una valutazione più complessa nel merito, cioè nei contenuti e nelle modalità del rapporto di coppia, che viene espletata dai Tribunali per i minorenni e realizzata tramite i servizi socio-assistenziali degli Enti locali, anche in collaborazione con i servizi delle aziende sanitarie locali; e ciò perché l’interdisciplinarità è necessaria per un’osservazione corretta della relazione di coppia e della sua reale disponibilità ad accogliere un figlio, delle sue risorse a fronteggiare le eventuali difficoltà di inserimento”.

Adottare insomma è un gesto bellissimo, che lo Stato incoraggia, ma al quale dedica grande attenzione, perchè si tratta di una scelta che richiede un grandissimo senso di responsabilità. Eppure, nonostante il rigore della normativa italiana, tante famiglie aprono le porte all’adozione, senza guardare alla nazionalità dei minori che arrivano nelle loro case. Ma per chi non può adottare o avere in casa minori in affido c’è un’altra possibilità di dare sostegno e amore a tanti bambini: si chiama adozione a distanza e consiste nell’invio di denaro a bimbi le cui famiglie non sono in grado di provvedere al loro sostentamento perchè bisognose. Tante sono le associazioni che si occupano di fare da tramite tra questi bambini e i loro sostenitori. Dalla Lega del Filo d’oro all’Unicef, passando per una serie di realtà religiose e non, molte di esse si rivolgono all’aiuto per bambini già nati e per le loro madri, aiutandoli economicamente a “ripartire” superando le difficoltà. Chi sceglie questa forma di adozione riceve periodicamente notizie sui bambini assistiti ed è quindi partecipe della loro vita. Ma noi di Vortici.it ci permettiamo di segnalare un tipo particolare di adozione a distanza: si chiama Progetto Gemma ed è stata messa a punto dalla Fondazione Vita Nova, nell’ambito dell’esperienza del Movimento per la Vita. La particolarità per cui vi segnaliamo il Progetto Gemma sta nel fatto che, in questo caso, il sostegno comincia già durante la gravidanza e va avanti, con 160 euro al mese, fino al compimento del primo anno di vita del bambino, per un totale di 18 mesi: l’obiettivo è infatti quello di offrire “ad una mamma un sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gestazione, accompagnandola nel primo anno di vita del bambino”, come si legge sul sito della Fondazione. Questo sostegno viene assicurato molto spesso insieme ad una serie di altri servizi che vengono gestiti dai Centri di Aiuto alla Vita presenti in tutta Italia ed è un modo per assicurare alla neomamma ed al suo bambino un’assistenza a 360° che aiuti a guardare con fiducia al futuro, come spiega la stessa Fondazione Vita Nova: “Progetto Gemma è nato per mettere in collegamento le mamme in difficoltà con tutti coloro che desiderano aiutarle. Il contributo degli adottanti è un segno tangibile di presenza e di aiuto concreto, nonché una prima risposta per dare coraggio alle mamme”. In questo caso, tra l’altro, per “adottare” una mamma ed il suo bambino non si deve essere sposati, perchè a poter dare il loro contributo possono essere possono essere famiglie, ma anche singoli o gruppi di vario tipo.

Tanti dunque sono i modi per sostenere i bambini ed il loro diritto di vivere ed essere, per quanto possibile, felici. Ma tanti sono anche quelli che se lo ricordano concretamente, anche se non per tutti “fanno notizia”.

— Massimiliano Spiriticchio

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