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La festa del Primo Maggio da Cocullo a Chicago nel segno del coraggio

giovedì, maggio 2, 2019
La festa del Primo Maggio da Cocullo a Chicago nel segno del coraggio

Nella terra da cui noi di Vortici.it scriviamo, l’Abruzzo, la Festa del Primo Maggio, che abbiamo appena vissuto, si mescola con un rito in apparenza ben poco legato al tema al centro dell’attenzione in tutto il mondo: la Festa dei Serpari di Cocullo, in provincia di L’Aquila, un rito antichissimo e famoso per la presenza proprio dei rettili che vengono portati in chiesa nell’ambito di un rito pre – cristiano che, alla luce proprio del cristianesimo, ha fornito l’occasione adeguata per festeggiare San Domenico, protettore dal morso dei serpenti. La statua del santo viene portata in processione, addobbata con serpentelli aggrovigliati, innocui e particolarmente conosciuti sui monti attorno al paese. Tra questi ci sono Saettoni, Cervoni, biacchi e Biscie. La gente, dopo la Messa festiva, quando la statua di San Domenico accoglie i serpenti che la invadono letteralmente, li tocca e sperimenta il loro essere praticamente innocui. Quella degli abitanti di Cocullo e di coloro i quali decidono di partecipare a questi riti è un’esperienza che, sebbene sia nata prima che il cristianesimo si affermasse, rende evidente una possibilità che la fede cristiana da sempre sottolinea: quella di affrontare le proprie paure, anche quando tutto intorno a noi sembra esserci ostile. Proprio quì sta il legame con la Festa del Lavoro. A questo punto forse vi starete facendo la classica domanda che nasce spontanea: in che senso?

Per scoprirlo dobbiamo tornare alle origini di questa festa. Il 1867 è l’anno in cui anno in cui veniva introdotta nello Stato USA dell’Illinois una legge che introduceva per la prima volta nella storia la giornata lavorativa di otto ore. Alla dura opposizione di tanti imprenditori, le vie di Chicago furono invase da diecimila operai che sfilarono per quelle otto ore tanto desiderate. Fino a quel momento, infatti, gli operai lavoravano anche 12 ore al giorno, in condizioni davvero drastiche. La rivoluzione che avevano chiesto per anni – quella dei “tre otto”, otto ore di lavoro, otto di svago e otto per dormire – era finalmente arrivata. Una ventina di anni dopo, il 1° maggio 1886, sempre a Chicago, migliaia di operai protestarono contro i ritmi massacranti di lavoro nelle fabbriche. La situazione, però, degnerò in poco tempo: la polizia sparò su più manifestanti, scoppiò una bomba durante un comizio operaio, altri furono impiccati e passarono alla storia come i “Martiri di Chicago”. Dal primo maggio 1890 la Festa del Lavoro esiste per commemorare quanto accaduto a Chicago, simbolo di un cambiamento che il mondo desiderava, ma che faceva fatica ad arrivare.

Da allora di cose ne sono successe molte, comprese due Guerre Mondiali ed una serie di crisi economiche. È cambiato anche il mondo del lavoro con dinamiche che hanno assunto nuove prospettive: la questione del rapporto con le macchine, che un tempo significava soprattutto il lavoro in fabbrica, oggi significa in modo particolare robotica ed Internet, con le cose che questi strumenti ora fanno e che prima facevano gli uomini, ma anche con le nuove professioni che, grazie ad essi, sono nate o si sono sviluppate. Gli orari di lavoro sempre più flessibili ci fanno pensare a centri commerciali e non più soltanto a industria ed agricoltura, spingendoci al pensiero che la presenza dei lavoratori in arrivo da Paesi poverissimi spinge alcune aziende da un lato a pagare pochissimo tutti e dall’altro a non garantire condizioni lavorative accettabili, tra negozi sempre aperti e caporalato agricolo. Per contro, però, mentre è cambiato l’atteggiamento di tante realtà istituzionali e ci sono leggi al centro di vivaci dibattiti proprio sui diritti dei lavoratori e delle loro famiglie, sono cresciute le realtà del volontariato attive nella lotta a queste ed altre storture e alla promozione di valori umani autentici e capaci di portare anche sviluppo economico e opportunità professionali. Dalla Caritas a Libera, dai sindacati alle varie associazioni operanti nel non profit, sono in tanti in Ialia e nel mondo ad occuparsi di dare un sostegno concreto a chi vuole reagire a situazioni di disagio e povertà per ripartire con slancio ed entusiasmo, affrontando vecchie e nuove sfide. Eppure un concetto – chiave alla base di tutto questo c’è: il coraggio, che unisce i ribelli della Chicago del 1886 a tutte queste realtà. È proprio al coraggio, che ci porta ad andare inevitabilmente oltre le nostre paure, che ci invita la Festa dei Serpari di Cocullo. Per rendersi conto di quanto sia presente il tema del superamento della paura nei festeggiamenti in onore di san Domenico nel piccolo paese d’Abruzzo basta leggere qualche riga della sua illustrazione sul sito www.sandomenicoabatevillalago.it: “A Cocullo – si legge nel testo – viene evidenziato un particolare aspetto del Santo: le sue capacità taumaturgiche, mediante la contrapposizione dell’immagine di San Domenico alle serpi vive che l’avvolgono e che vengono portate in processione dai famosi Serpari. I serpenti identificano, da sempre, il male, nell’immaginario

Cocullo, 1 maggio
(Filippo MONTEFORTE/Afp via LaPresse)

dell’uomo. La Genesi, primo Libro della Bibbia, riassume benissimo tutto il rapporto che c’è sempre stato tra l’uomo ed il serpente. Quello che accade a Cocullo è che quel tradizionale nemico dell’uomo diviene docile e inoffensivo, davanti alla potenza di Dio, per mezzo del Taumaturgo Domenico. La festa di Cocullo fu introdotta presso la chiesa di S. Giovanni in Campo, nel 1392, su ordine del monastero di San Pietro in Lacu, di cui era una dipendenza”. Dunque il saper affrontare ciò che fa paura, anche solo attivandosi per chiedere aiuto affidandosi a qualcuno di potente, è, per chi vive l’antichissimo rito dei Serpari, un modo almeno potenzialmente efficace per reagire al Male. L’espressione di questi pensieri appare abbastanza eloquente nella foto che abbiamo scelto di proporre come identificativa di quest’articolo e che quì riproponiamo: osservate bene lo sguardo delle due ragazze in essa ritratte. Non notate anche voi che una delle due sembra iniziare a prendere coscienza che sta facendo qualcosa di sorprendente e l’altra guarda verso l’altro come se già avesse superato la paura del serpente?

Ma il coraggio è al centro dell’attenzione anche nella parole di uno dei protagonisti del nostro tempo: il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. A noi di Vortici.it piace sottolineare una parte del suo discorso pronunciato al Quirinale che, nei commenti di queste ore, ha trovato meno spazio di altri passaggi, perchè le parole del Capo dello Stato italiano, rivolte in particolare proprio ai giovani, ma non solo a loro, invitano a guardare in faccia i problemi, senza però cedere al pessimismo e vedendo, al contrario, davanti a noi la possibilità di affrontarli anche grazie ad alcuni strumenti che, secondo il Presidente, oggi abbiamo:

Ai giovani desidero esprimere tutto il mio sostegno e la mia vicinanza. Non devono scoraggiarsi, bensì credere convintamente nel futuro migliore che, anche grazie a loro, si sarà capaci di costruire. 

La società moderna deve molto alla crescita del mondo del lavoro. Una crescita di civiltà, non soltanto di ricchezza. I diritti del lavoro, sorti nella contrattazione, sono divenuti diritti universali e hanno plasmato un modello di Stato sociale che, via via, ha rafforzato le misure generali per l’assistenza, il bisogno, la malattia, la vecchiaia. Questo sistema di diritti, che mette al centro la persona, si chiama Europa.

Ma se l’Unione è nata grazie all’apporto degli Stati nazionali, adesso soltanto la forza unitaria del Continente può assicurare la difesa di quei principi, di quei caposaldi dell’ordinamento, di fronte all’incalzare della competizione globale.

I singoli Paesi che ne sono membri rappresentano un ambito troppo fragile per poter difendere efficacemente il lavoro e i diritti. L’Europa, invece, ha la dimensione, la storia e la cultura, per contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Un modello più sostenibile sul piano ambientale come su quello della giustizia sociale.

L’Unione europea può fare ancora di più – deve fare ancora di più – incrementando il sostegno alle trasformazioni tecnologiche e produttive, attivando politiche e risorse proprie dell’Europa sociale per la riqualificazione professionale di chi ha perso lavoro e di chi lo sta cercando

I governi europei sono di fronte alle loro responsabilità. Ma un grande compito hanno le opinioni pubbliche, e le forze espressive della società. I sindacati dei lavoratori, come quelli degli imprenditori, possono esercitare un ruolo importante, da protagonisti, al pari di quanto è avvenuto in momenti cruciali di avanzamento della nostra vita nazionale, in cui sono stati capaci di interpretare gli interessi generali”.

Le parole del Presidente Mattarella fanno davvero riflettere, tanto quanto la sua conclusione:

“Viviamo un passaggio d’epoca. Che ci presenta, come sempre, allo stesso tempo, forti difficoltà ma anche straordinarie opportunità. La possibilità di avviare un ciclo positivo è nelle nostre mani.

Come sempre, anche in questo nostro tempo, coesione e giustizia sociali sono condizioni di successo. Per tutti”.

Come a dire, anche lui: “Coraggio! Le difficoltà ci sono, ma possiamo affrontarle mettendoci insieme, unendoci. Non abbiamo motivi per non farlo!”

 

— Massimiliano Spiriticchio

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