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Il futuro, il presente e la vera ricchezza

giovedì, gennaio 31, 2019
Il futuro, il presente e la vera ricchezza

Ci sono giornate e momenti che hanno un valore altissimo e non solamente simbolico. Ci sono persone che sanno cogliere il senso profondo delle cose e lanciare grandi messaggi con il massimo della semplicità. Ci sono gesti che mostrano senza clamore la possibilità di una sensibilità diversa, di una vita diversa, arrivando qualche volta a dare la possibilità che una vita continui semplicemente ad esserci. Capita così che un Papa vada ad incontrare i giovani in un Paese geograficamente molto lontano dall’Italia, cioè Panama, e al ritorno, senza che nessuno gli abbia chiesto niente a riguardo, parlando con i giornalisti, dica di essere rimasto colpito da un “particolare” cui ha fatto caso durante il suo viaggio e colga l’occasione per lanciare a tutti noi un messaggio molto chiaro. Quel Papa si chiama Francesco e quello che ora vi mostriamo è il messaggio in questione:

I panamensi, dunque, come del resto in generale i sudamericani, hanno provocato nel pontefice una riflessione che il Papa ha deciso di offrire a tutti noi, convinto che quella ricchezza di cui parla possiamo tornare a sentirla nostra davvero. Il messaggio assolutamente spontaneo e partito direttamente dal cuore del Successore di Pietro giunge proprio alla vigilia di un appuntamento che, come accade ormai da 41 anni, coinvolgerà tutta Italia: la Giornata per la Vita, che, organizzata dalla Chiesa Cattolica Italiana, vedrà i volontari del Movimento per la Vita presenti nelle varie chiese proprio per promuovere la ricchezza vera: quella rappresentata da quei figli mostrati con tanta gioia dai loro genitori. Chi tra voi domenica andrà in chiesa e forse incontrerà i volontari impegnati a condividere questo messaggio e raccogliere la solidarietà concreta per sostenere le varie attività che il Movimento per la Vita, destinatario dei fondi raccolti, potrà chiedere direttamente a loro quali iniziative vengono portate avanti nel proprio territorio di appartenenza e a livello nazionale. Potrà ascoltare delle vite di bambini che sono nati da genitori che non avevano letteralmente nulla da dare ai figli, di gravidanze portate avanti in situazioni davvero molto difficili da donne che oggi si dicono felici di aver messo al mondo un figlio o una figlia, di persone che ringraziano perchè sanno che, senza quell’aiuto, non sarebbero nemmeno nati e non avrebbero mai avuto un futuro. Il Movimento per la Vita fa questo, anche se ciò significa sfidare tante difficoltà per evitare il dramma dell’aborto, che segna indelebilmente anche le donne che ne fanno esperienza.

In particolare, Vortici.it vi segnala una delle iniziative che il Movimento propone: il progetto Gemma, che ha contribuito a far nascere, dal 1994 ad oggi, circa 25.000 persone, cioè 1.000 all’anno. Di cosa si tratta è presto detto: è una forma di adozione a distanza con la quale si dà la possibilità ad una donna incinta di portare avanti la sua gravidanza, anche quando la situazione è tutt’altro che semplice. Probabilmente vi starete già chiedendo quanto sia oneroso l’impegno economico di chi dona e vi stupirete anche un po’ nel sapere che il donatore dà 160 euro al mese per 18 mesi, a partire dal terzo mese di gravidanza e fino a quando il nascituro compie un anno. In tempi come quelli che viviamo, se da un lato per chi dona la cifra è non trascurabile, dall’altra per chi riceve è importante, ma non risolve tutti i problemi perchè 160 euro al mese fanno comodo, ma non bastano per soddisfare tutti i bisogni cui si deve far fronte. Cosa accade allora per far sì che tante persone decidano di non abortire più? Lo spiega, in un articolo firmato da Lucia Bellaspiga su Noi Famiglia & Vita, supplemento cartaceo mensile del quotidiano Avvenire, Gianni Vezzani, presidente della Fondazione Vita Nova, che si occupa concretamente di gestire il progetto Gemma: “Il fatto vero è che, quando queste donne arrivano da noi, trovano tutto un mondo  di volontari capaci di ascoltarle. Se una madre determinata ad abortire arriva al Cav (Centro di Aiuto alla Vita), in genere vi è stata inviata dall’ospedale stesso in ottemperanza alla legge 194, secondo la quale, prima di procedere con l’interruzione della gravidanza, atto dolorosissimo per ogni donna e mai fatto a cuor leggero, è necessario analizzare le cause di tale decisione e fare ogni tentativo per rimuoverle”. In altre parole, queste donne, quando si presenta la possibilità di ricevere anche l’aiuto economico del progetto Gemma, entrano in un mondo in cui trovano assistenza, ascolto, attenzione e protezione a 360° e non si sentono più sole. Una di loro, Nicoletta, oggi ha un figli di dieci anni e racconta di aver abortito quando era poco più che ventenne e sieropositiva. Aggiunge poi che a 42 anni incontra un nuovo amore e inizia una seconda gravidanza: “Tutti mi hanno detto che non c’erano alternative, che l’unica possibilità era abortire – dice – L’altra cosa che mi dicevano è che spettava a me decidere, solo a me. Eccola la solitudine. Mi sono tranquillizzata solo quando finalmente ho fissato la data dell’interruzione di gravidanza… per fortuna un mese dopo”. Ma in quel mese Nicoletta ha incontrato un sacerdote e i volontari del Cav, che la informano della alternative possibili. Poi una dottoressa le fa vedere l’ecografia del suo bimbo, che non era solo un grumo di cellule: “Appena ho visto il suo minimo cuore battere non sono stata più sola” racconta ancora Nicoletta, il cui passo successivo è stato annullare l’appuntamento per l’aborto e prendere quello per il progetto Gemma. Da lì per lei è nata una vita nuova, in cui ha sperimentato l’amore disinteressato e spesso condiviso. La condivisione passa anche attraverso il fatto che molte volte i 160 euro mensili non arrivano da una persona sola, ma da gruppi di parenti, amici, colleghi, studenti, enti locali o addirittura carcerati.

Insomma c’ una vera rete a sostegno della vita nella consapevolezza che promuoverla significa guardare al presente e al futuro, come invita a fare nel suo messaggio la Presidente del Movimento per la Vita Marina Casini:

— Massimiliano Spiriticchio

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