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Dati personali, Pubblica Amministrazione e Intelligence ai tempi della Rete: a colloquio con l’esperto

mercoledì, giugno 12, 2019
Dati personali, Pubblica Amministrazione e Intelligence ai tempi della Rete: a colloquio con l’esperto

“Le informazioni sono presenti nel mondo virtuale e noi stessi siamo i responsabili della presenza di queste informazioni perché immettiamo informazioni personali finanche riservate all’interno del mondo virtuale, dei social, del web. Internet diventa quindi il repository di riferimento di tutte le informazioni acquisibili a qualsiasi livello”. Quelle appena riportate, utilizzando il termine inglese “repository” che in italiano può, tanto per rendere l’idea, essere tradotto con “archivio”, sono parole di un vero e proprio esperto del web e, in particolare, della sicurezza sulla rete: il dott. Antonio Teti, esperto e docente di Cyber Intelligence e Responsabile del Settore Sistemi Informativi e Innovazione Tecnologica dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti e Pescara. Il dott. Teti si è espresso così in occasione di un convegno sul tema Il futuro dell’Intelligence che si è svolto proprio nell’Auditorium del Rettorato nel Campus Universitario di Chieti. Il convegno era di quelli davvero molto attesi, anche per le presenze tra i relatori, visto che c’erano anche, insieme al Rettore dell’Ateneo Sergio Caputi, l’on Antonio Zennaro, componente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), l’on. Angelo Tofalo, Sottosegretario alla Difesa, il Generale Giovanni Caravelli, Vice Direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), Robert Gorelick, esperto di intelligence, già capo della Central Intelligence Agency (CIA) in Italia, Lucio Caracciolo, Direttore di “Limes”, saggista e docente, Mario Caligiuri Direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, e il Vice Comandante del Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche del Ministero della Difesa (CIOC), Colonnello Ferdinando Munno.

Il tema della gestione dei dati in rete è molto delicato in un’epoca nella quale la presenza della rete si registra praticamente ovunque. Per questo noi di Vortici.it, pur non avendo potuto partecipare all’evento in questione, abbiamo ritenuto opportuno chiedere qualche spiegazione in più fornendoci anche consigli e indicazioni proprio al prof. Teti, il cui curriculum, consultabile attraverso questo link, è garanzia di esperienza e competenza in materia. Ecco dunque le domande che gli abbiamo voluto rivolgere e alle quali ha gentilmente risposto:

Può descriverci alcune delle modalità attraverso cui Internet raccoglie le informazioni che noi lasciamo sul web, con particolare riferimento ai social network più diffusi?

Le tecniche maggiormente utilizzate nel mondo virtuale sono la Social Media Intelligence (SOCMINT) e la Web Intelligence (WEBINT). La prima consente di ricercare ed estrapolare informazioni dai social media, mediante delle applicazioni sviluppate su piattaforme di tipo machine learning in grado, grazie l’utilizzo di particolari algoritmi, di analizzare le keywords, i post, le immagini con il relativo testo e persino il livello di sentiment dei messaggi. La seconda metodologia si basa sulla ricerca delle informazioni presenti nel web. In questo caso assume una particolare rilevanza la capacità di condurre delle analisi basate sulla semantica, ossia non sulla semplice presenza di alcune parole, bensì sul significato che assume una frase in presenza delle stesse.

Lei davvero ritiene che ci siano difficoltà relative anche al riconoscimento del ruolo di chi opera nell’intelligence, come sottolineato dall’ex capo della Cia?

Certo. Chiunque può condurre delle attività di intelligence ed è praticamente impossibile capire chi fa cosa. Faccio sempre un esempio ai ragazzi dei miei corsi di studio all’università. Se nutrite un interesse verso un ragazzo/ragazza cosa fate? Iniziate con la verifica dell’esistenza di un profilo su Facebook, per poi proseguire su Instagram e Twitter. Per concludere, una buona scansione sul web per mezzo di un comune motore di ricerca o, per i più esperti, utilizzando qualche applicazione ottimizzata per il web search (magari anche freeware). Poi assemblate il tutto per ottenere una “cornice di conoscenza” adeguata per tentare un approccio che possa andare a buon fine…Non è forse anche questa un’attività di intelligence?

Ha qualche suggerimento su eventuali accorgimenti da utilizzare per evitare di lasciare i nostri dati a chi non deve averli?

Non inserire mai informazioni personali in rete. Nel caso solo quelle essenziali per la fruizione di un determinato servizio. I “pizzini”, come strumento di comunicazione, non sono stati pensati per mancanza di cultura…

In base alla sue esperienza, la nostra Pubblica Amministrazione ha fatto passi avanti sulla strada di un corretto rapporto con i cittadini nell’ambito della digitalizzazione? Saprebbe citare esempi di “buone pratiche” da questo punto di vista?

Soprattutto nell’ultimo decennio la Pubblica Amministrazione ha compiuto passi da gigante per quanto concerne l’innovazione tecnologica e la normativa di riferimento. Spesso la vera causa dell’inefficienza della PA non risiede nelle tecnologie o nei costi, che se gestiti con competenza e correttezza possono essere meno rilevanti di quanto si possa immaginare, ma dimora nell’ignoranza digitale di una nutrita parte del personale delle amministrazioni pubbliche, senza escludere i molti dirigenti che vedono ancora l’Information Technology come un ambiente oscuro e incomprensibile. Il vero problema è quello della mancanza di percorsi formativi continui e soprattutto di quel rinnovamento generazionale della PA di cui il nostro Paese ha un urgente bisogno.

Da esperto anche della dimensione psicologica legata all’utilizzo del web, quali sono le reticenze che, nella sua esperienza ha visto più diffuse, magari motivate dai timori di possibili truffe o raggiri online, e come è possibile affrontarle?

Noi tutti utilizziamo continuamente strumenti digitali per le nostre più diverse esigenze. Siamo così dominati dal mondo virtuale da non accorgerci neppure della nostra dipendenza dalla rete. Ho personalmente assistito a delle autentiche scene di panico, misto al terrore, da parte di persone che avevano smarrito il proprio smartphone. Me ne ricordo una in particolare all’aeroporto di Fiumicino… Il problema è sempre culturale. Anche i ragazzi che appartengono alla Millennial Generation, definiti “smanettoni” per le loro presunte capacità nell’utilizzo delle tecnologie digitali, non conoscono minimamente le potenzialità (e i rischi) derivanti dall’utilizzo di questi strumenti. La chiave di svolta risiede nella conoscenza, nella formazione, nella capacità di riuscire a comprendere come utilizzare la rete e gli strumenti che ne fanno parte nel migliore dei modi, senza timori o limitazioni, ma con la consapevolezza della padronanza cognitiva degli strumenti adoperati.

— Massimiliano Spiriticchio

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