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C’è Vita in Europa? scopriamolo insieme…

lunedì, giugno 5, 2017
C’è Vita in Europa? scopriamolo insieme…

La costruzione della casa comune europea è visibilmente in crisi: egoismi nazionali e spinte localistiche hanno offuscato il progetto dei padri fondatori. Manca una politica estera comune, manca una politica di difesa comune, manca un’attenzione condivisa alle frontiere esterne dell’Unione, mentre tornano ad essere eretti muri che oltre a dirigersi contro i migranti, sembrano ricostruire confini interni. Alla moneta unica non è corrisposta la condivisione del debito pubblico e l’Euro appare l’emblema di uno stare insieme fondato solo sull’interesse, che mostra la propria fragilità quando sembra non convenire più, come Brexit insegna. Con la libera circolazione assicurata dal trattato di Schengen, in crisi, è rimasto solo l’Erasmus a favorire l’acquisizione di una mentalità europea nei giovani. Soprattutto, sembra essersi perso l’anelito dei Grandi che fondarono a animati dalla visione di un’era non solo di pace (oltre settant’anni ininterrotti che basterebbero a giustificare l’Europa), ma anche di solidarietà e di esercizio responsabile dei diritti e dei doveri. Nata dagli accordi tra De Gasperi, Adenauer e Schumann, tre giganti della politica, dei quali si diceva che parlavano tedesco e pensavano cattolico, l’Europa, si è rifiutata di riconoscere nella sua Costituzione le proprie radici giudaico-cristiane e con esse sembra aver smarrito ogni identità ed ogni senso comunitario, preferendo assecondare l’omologazione culturale, il modello di un mondo a-valoriale, la rincorsa dei desideri individuali a scapito dell’etica della responsabilità.
Di questo cambiamento di prospettiva ha risentito in modo particolare il primo tra i diritti dell’uomo: il diritto alla Vita.
Aborto, selezione genetica, compravendita o affitto del corpo femminile, manipolazione genetica, abbandono terapeutico del neonato fortemente prematuro o gravemente disabile,eutanasia attiva od omissiva nei gravi disabili, nei dementi, nei portatori di gravi e prolungati disturbi di coscienza: sono tutti esempi di un’Europa ormai priva di un pensiero forte in grado di orientarne i passi.
Da diritto fondamentale e assoluto qual era, il diritto alla Vita si è trasformato in un diritto affievolito, costretto a ottenere riconoscimento da parte dei portatori di diritti più forti. Ma senza il riconoscimento del diritto alla Vita sono tutti gli altri rapporti sociali a essere ormai sottoposti alla logica della forza dei numeri, del denaro, del potere.
Il Premio Internazionale del Movimento per la Vita Italiano, giunto quest’anno alla sua 30a Edizione, ha chiesto ai giovani studenti, cittadini dell’Europa di domani, una riflessione personale sui futuri destini dell’Europa, da realizzare, se l’Europa non vuole smarrire la propria strada, seguendo necessariamente le orme lasciate dai fondatori.

L’intervista che segue ci aiuta a capire ancora meglio l’importanza di questo Premio Studentesco
Internazionale promosso dall’MpV intitolato: C’è Vita in Europa?- Sulle orme del nostro futuro.

1. Chi è Marigina Fratalocchi e di cosa si occupa?

E’ difficile parlare di me, perché mi sento una persona in continua evoluzione, pur nella stabilità, costituita dalla condivisione di valori, quali la vocazione al matrimonio cristiano, l’attaccamento alla famiglia, fondamento imprescindibile della nostra società, la passione per l’insegnamento, la difesa e la tutela della vita, che, insieme a Patrizio, porto avanti da 35 anni.
Insieme, dopo pochi mesi che ci eravamo conosciuti, abbiamo detto “Sì” alla nascita del Movimento per la Vita di Pescara, ancor prima del “fatidico Sì”.
La promozione di una cultura della Vita e l’aiuto alla Vita nascente è entrato a far parte del nostro progetto di coppia, un impegno normale, come ogni altro impegno della nostra vita familiare.

2. Sei soddisfatta dei risultati ottenuti da questo 30° Concorso? Pensi che i giovani studenti pescaresi abbiano saputo cogliere il senso del concorso?

Sono abbastanza soddisfatta dei risultati ottenuti: molte le scuole medie superiori che hanno partecipato, tanti gli studenti che hanno affrontato il tema proposto, secondo le diverse modalità, nell’ambito della scrittura, della produzione grafica e di elaborati multimediali. Sono anche tanti gli insegnanti che si sono spesi per la formazione degli alunni, ma, insieme alla “Commissione di valutazione”degli elaborati del Concorso, abbiamo constatato che c’è molto da lavorare per promuovere una cultura della Vita, perché, a Pescara, come in Europa, la mentalità corrente, che domina in molti ambienti, non è in linea con i nostri ideali.

3. Quali sono i messaggi positivi da diffondere nell’immediato, affinchè il “C’è Vita in Europa? Non sia solo il titolo di un concorso, te lo chiedo perché l’Europa è vista erroneamente come un fardello…

L’Europa ha perso l’ispirazione dei padri fondatori e non trova adeguata voce e riscontro l’identità cristiana che ancora la permea, come è stato evidenziato anche dal rifiuto, da parte del Parlamento europeo, riguardo al riconoscimento dell’embrione come persona giuridica, per divenire soggetto di diritto, nonostante la raccolta di ben 2 milioni di firme, denominata “Uno di noi”, effettuata secondo regolamento approvato dall’UE, che chiedeva, fra l’altro, il non uso dell’embrione per la ricerca scientifica.
L’Europa deve tornare ad essere una comunità di popoli, non solo economica.
Ripartiamo dagli adolescenti e dai giovani (il Concorso europeo è rivolto anche agli universitari, con viaggio premio negli Stati Uniti), in questo senso il Concorso muove i ragazzi a riflettere e a sviluppare i valori fondamentali, come promuovere il valore della Vita e la sua difesa dal concepimento alla morte naturale.

— Annapaola Di Ienno

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